Recensione – Il Nome del Vento di Patrick Rothfuss

Il Nome del Vento è un unicum nel panorama letterario fantasy. È qualcosa che è necessario leggere: Rothfuss è diventato, con un unico libro, uno degli scrittori più amati al giorno d’oggi (e a ragione). La Mondadori ha riproposto Il Nome del Vento nell’edizione del decennale, bellissima e da collezione. Un’ottima occasione per riscoprire quest’opera! [Articolo originariamente pubblicato su Lande Incantate]

Scheda del libro

Titolo Il Nome del Vento
Autore Patrick Rothfuss
Data 2007
Pubblicazione italiana 2008
Editore Mondadori
Traduttore Gabriele Giorgi
Titolo originale The Name of the Wind
Pagine  716
Reperibilità Disponibile in ebook

Trama

Il libro è strutturato secondo due diversi livelli temporali: la cornice, dove si svolge la storia attuale, e il racconto di Kvothe, che illustra il suo passato sin da quando era bambino. La cornice è la parte che in generale mi è piaciuta meno; il libro ci mette un po’ ad ingranare, tant’è che solo verso pagina 200 mi sono sentito veramente coinvolto nella storia. La trama ha pochi episodi rilevanti, e scorre piuttosto lenta; tuttavia, non è mai noiosa… né ho percepito un allungamento di brodo. Tutte quelle pagine sono semplicemente necessarie.
È particolarmente difficile parlare de Il Nome del Vento, soprattutto riassumere 700 e passa pagine di trama. Sintetizzando al massimo seguiamo il percorso del protagonista Kvothe, che da giovanissimo attore per la compagnia degli Edema Ruth diventerà uno studente dell’Accademia. Alcuni capitoli sono semplicemente geniali, come quello del colloquio di ammissione e della prova all’Eolian: vorrei poterli copincollare qui, ma tanto vale leggere il libro…

NOME POKEMON Un caso di PTSD – Disturbo Post Traumatico da Stress

Rothfuss fa bene il suo lavoro di scrittore: si informa adeguatamente sugli argomenti da trattare. Tra le altre cose, illustra un caso di PTSD in maniera molto efficace…

Forse la facoltà più importante che le nostre menti possiedono è l’abilità di affrontare il dolore. Il pensiero classico ci insegna le quattro porte della mente, che ognuno attraversa a seconda della propria necessità. La prima è la porta del sonno. Il sonno offre un ritiro dal mondo e tutto il suo dolore. Il sonno comporta il passaggio del tempo, allontanandoci dalle cose che ci hanno ferito. Quando una persona viene ferita, spesso perde coscienza. Similmente, qualcuno che apprende delle notizie traumatiche spesso sviene o ha un mancamento. Questo è il modo in cui la mente si protegge dal dolore attraversando la prima porta.
La seconda è la porta della dimenticanza. Alcune ferite sono troppo profonde per guarire, o troppo profonde per guarire velocemente. In aggiunta, molti ricordi sono semplicemente dolorosi, e non c’è guarigione che tenga. Il detto: ‘Il tempo guarisce tutto’ è falso. Il tempo guarisce molte ferite. Il resto è nascosto dietro quella porta.
La terza è la porta della pazzia. Ci sono delle volte in cui la mente riceve un colpo tale che si nasconde dietro la follia. Anche se può non sembrare positivo, lo è. Ci sono delle volte in cui la realtà non è altro che dolore, e per sfuggire a quel dolore la mente deve mettere da parte la realtà.
L’ultima è la porta della morte. L’ultima risorsa. Nulla può farci del male dopo che siamo morti, o così ci è stato detto.

Mostra spoiler
Kvothe, in seguito alla morte dei genitori, subisce un fortissimo trauma. Il tutto viene spiegato a posteriori, chiaramente: un bambino non avrebbe le capacità cognitive per raccontarlo in modo così dettagliato. Attraverso dei meccanismi di rimozione, parte dell’accaduto viene escluso dalla coscienza. Tuttavia, appare improbabile che un bambino possa superare da solo un trauma di questo tipo: si può ipotizzare l’intervento esterno degli aggressori in tal senso.

Stile

Rothfuss fa uso di un narratore onnisciente (specialmente nella parte della cornice); il resto è raccontato da Kvothe in prima persona.
L’utilizzo del linguaggio è ottimo: ci sono molti giochi di parole e similitudini particolarmente azzeccate.

Il suono che fece fu come un sogno che muore, e mi provocò lo stesso tremendo, ansante dolore al petto.

NOME POKEMON Il Nome del Vento è anche divertente

Ci sono inoltre alcuni momenti esilaranti: Kvothe, seminudo, mette in pratica le sue competenze di artista in un negozio di vestiario…

Spalancai la porta e mi precipitai dentro. C’era un uomo con un grembiule di cuoio che potevo presumere che fosse Bentley. Era sulla quarantina, alto, magro, e con un’incipiente calvizie. Sobbalzò al suono della porta che sbatteva contro la parete. Si voltò a guardarmi, la sua espressione incredula.
“Va’ a prendermi un accappatoio, decerebrato. Sono stufo di essere fissato da te e da ogni altro pettegolo che ha deciso di andare a far spese oggi.” Mi stravaccai su una poltrona e tenni il broncio. Quando non si mosse, gli lanciai uno sguardo truce. “Sono stato chiaro? Le mie necessità non sono forse evidenti?” Diedi uno strattone al bordo del mio asciugamano per rimarcarlo.
Lui rimase fisso lì, a bocca aperta.
Io abbassai il tono della mia voce, minaccioso. “Se non mi porti subito qualcosa da mettermi…” mi alzai in piedi e urlai, “…farò a pezzi questo posto! Chiederò a mio padre i tuoi denti come regalo di Mezz’inverno. Farò montare il tuo cadavere dai suoi cani. Hai una vaga idea di chi sia io?”
Si precipitò via e io mi lasciai cadere nuovamente sulla poltrona. Un cliente di cui non mi ero accorto fece un’uscita piuttosto precipitosa, fermandosi brevemente per inchinarsi davanti a me prima di andarsene.
Tenni a freno l’impulso di ridere.

gaga laugh - Psicologorroico

In un’altra scena, Kvothe va agli Archivi per esplorarli per benino: vi trova Ambrose e Fela, due studenti, coinvolti in una interazione non proprio gradita alla ragazza. Infatti Ambrose le parlava a bassa voce, bloccandola con le mani, mentre lei sembra imbarazzata. Kvothe si arrabbia e…

A quanto pareva, Ambrose stava tentando di comporre una poesia.
Raggiunsi il bordo della scrivania e rimasi lì per un momento. […] Io mi schiarii intenzionalmente la gola.
Ambrose guardò sopra la sua spalla, accigliandosi. “La tua scelta dei tempi è terribile, E’lir. Torna più tardi.” Si voltò di nuovo dall’altra parte, congedandomi.
Io sbuffai e mi chinai sulla scrivania, allungando il collo per guardare il foglio di carta che aveva lasciato lì sopra. «La mia scelta di tempi è terribile? Sei tu ad avere tredici sillabe in un verso, qui.» Diedi dei colpetti col dito sulla pagina. «Non è nemmeno giambico. Non so nemmeno se ci sia qualche tipo di metrica.»
Si voltò per guardarmi nuovamente, la sua espressione irritata. «Bada alla tua lingua, E’lir. Il giorno che verrò a chiedere il tuo aiuto per la poesia sarà il giorno…»
«…il giorno in cui avrai due ore libere» dissi. «Due lunghe ore, e questo è soltanto per cominciare. ‘Sì che può l’umil mughetto il nord conoscere?’ Voglio dire, non so nemmeno da dove cominciare a criticarlo. Praticamente si prende in giro da solo.»
«Che ne sai tu di poesia?» replicò Ambrose senza disturbarsi a voltarsi.
«So riconoscere un verso zoppo quando lo sento» risposi. «Ma questo non è neanche zoppo. Per zoppicare dovrebbe avere un ritmo. Questo è più simile a qualcuno che cade giù da una rampa di scale. Scale sconnesse. Con un mucchio di letame in fondo.»
«È un ritmo elastico» provò a protestare, la voce rigida e offesa. «Non mi aspetto che tu lo capisca.»
«Elastico?» Sbottai in una risata incredula. «Io capisco che se vedessi un cavallo con una gamba così malamente ‘elastica’, lo ucciderei per pietà, poi brucerei il suo povero corpo per paura che i cani del luogo possano mordicchiarlo e morire.»
Ambrose si voltò finalmente a guardarmi in faccia, e nel far questo dovette togliere la mano destra dal ginocchio di Fela. Una mezza vittoria, ma l’altra mano rimaneva sul suo collo, trattenendola sulla sedia con l’apparenza di una distratta carezza.

scream queens laugh - Psicologorroico

NOME POKEMON La storia d’amore…

Non è semplice parlare d’amore nei libri; in particolare i libri fantasy contengono storie d’amore perché sì. Purtroppo ne Il Nome del Vento è gestita malissimo. Viene pompata e anticipata; della serie “ora vi racconterò della ragazza più bella del mondo”. No. Dovrebbe essere tutto spontaneo e graduale… e all’inizio c’era quasi riuscito. Peccato.

Kvothe and Denna - ClaireAdele - Psicologorroico

Kvothe and Denna – ClaireAdele

«Avanti, allora. Musica e magia. Il mio trionfo e la mia follia. Pensate, ora. Di cosa ha bisogno la nostra storia? Quale elemento vitale manca?»
«Donne, Reshi» disse Bast immediatamente. «C’è una vera carenza di donne.»
«Non donne, Bast. Una donna. La donna.» Kvothe guardò Cronista. «Avrai sentito alcuni frammenti, senza dubbio. Ma io vi narrerò la verità su di lei. Anche se temo di non poter essere all’altezza della sfida.»
Cronista prese la penna, ma prima che potesse intingerla, Kvothe sollevò una mano. «Lascia che dica una cosa prima di cominciare. Ho narrato storie in passato, dipinto immagini con le parole, raccontato menzogne dure e verità ancora più dure. Una volta, ho cantato i colori a un cieco. Ho suonato per sette ore, ma alla fine disse che li vedeva, verde e rosso e oro. Quello, penso, fu un compito più facile. Cercare di farvela comprendere con nient’altro che le parole. Non l’avete mai vista, non avete mai sentito la sua voce, non potete sapere.»
Kvothe fece cenno a Cronista di prendere la sua penna. «Ma, tuttavia, tenterò. Lei è dietro le quinte adesso, in attesa della battuta d’ingresso. Prepariamo il palco per il suo arrivo…»

Britney gif - Psicologorroico

Worldbuilding

Come sapete, l’ambientazione è ciò che noto di più in un libro: l’attenzione di Rothfuss ai dettagli è a dir poco maniacale, e posso ritenermi decisamente soddisfatto di quest’aspetto. Il mondo delineato è curatissimo, ma non per questo il narratore ci vomita addosso informazioni, anzi! Per le prime 100 pagine la mappa è completamente inutile, visto che non si capisce per niente dove si svolge la storia!

Mappa de Il nome del Vento - Psicologorroico

Le informazioni sul mondo vengono date pian piano. Normalmente sono abituato nei fantasy a leggere di una generica lingua Comune parlata ovunque, e di generiche monete utilizzate in ogni luogo. Qui invece ogni Stato (giustamente) ha la sua lingua e la sua valuta; non è semplicissimo star dietro a tutte le monete elencate. D’altronde non è nemmeno così importante.

La scarsità di informazioni a volte può lasciare smarriti, come se ci fosse qualcosa che sfugge alla nostra comprensione; tuttavia ciò non inficia assolutamente la lettura, come avviene in altri pessimi libri.

Il mondo creato da Rothfuss non è il generico mondo medievale #30232; qua e là sono descritti dettagli che fanno pensare a un certo progresso (ad esempio, sono presenti le stamperie).

NOME POKEMON La magia

Sono presenti due forme di magia: la Simpatia (molto scientifica, rappresentabile da equazioni) e quella basata sui Veri Nomi. La Simpatia viene spiegata così da Abenthy al piccolo Kvothe:

La legge della simpatia è una delle parti più elementari della magia. Essa afferma che quanto più due oggetti sono simili, maggiore è il legame simpatetico, più facilmente si influenzeranno a vicenda.”

È necessaria una grande concentrazione affinché la convinzione che due oggetti siano legati rimanga impressa nella mente; Kvothe si esercita per la prima volta con un vincolo simpatetico del movimento parallelo; sollevando una moneta con la mano, anche la moneta sul tavolo si solleva.

Primo, l’energia non può essere creata né distrutta. Quando stai sollevando un drab e anche l’altro si solleva dal tavolo, quello che hai in mano sembra pesare come se li stessi sollevando entrambi, perché, in effetti, è quello che stai facendo.
Questo in teoria. Nella pratica sembra come se tu ne stia sollevando tre. Nessun legame simpatetico è perfetto. Quanto più gli oggetti sono dissimili, tanta più energia viene persa. Immaginatelo come un acquedotto che perde, che porta a una ruota ad acqua. Un buon legame simpatetico ha pochissime perdite e la maggior parte dell’energia viene usata. Un cattivo legame è pieno di buchi; solo una piccolissima parte dello sforzo che ci metti va verso quello che vuoi fare. […] Dopo che ebbi capito questo piccolo rudimento di simpatia, Ben me ne insegnò altri. Una dozzina di dozzine di vincoli simpatetici. Un centinaio di trucchetti per incanalare l’energia. Ognuno di essi era un termine diverso in una vasta lingua che stavo appena iniziando a parlare. Piuttosto spesso era noioso, e non ve ne sto raccontando neanche la metà.

Della magia dei nomi si rivela ben poco in questo libro: qualcosa a riguardo la dice il Magister Elodin:

“Nomi” disse in tono eccitato. “I nomi sono l’espressione del mondo, e un uomo che sa pronunciarli è sulla strada per il potere. All’inizio, l’Arcanum era un gruppetto di uomini che comprendevano le cose. Uomini che conoscevano nomi potenti. Insegnavano a pochi studenti, lentamente, attentamente, spronandoli verso il potere e la saggezza. E la magia. Vera magia.”

NOME POKEMON I Chandrian

Il nucleo centrale della storia è legato ai Chandrian, figure mitologiche da cui Kvothe è ossessionato (ma non posso dirvi il perché, in quanto spoiler). Il protagonista infatti vuole trovare più informazioni possibili all’Archivio dell’Accademia, la cui collezione di libri è abbastanza rinomata.

Le poche storie relative ai Chandrian sconfinano nel leggendario…

Ben si schiarì la gola. “[…] Puoi provare a consultare me sui Chandrian. Ho sentito molte storie nel corso degli anni.”
“La prima cosa che mi serve sapere è quanti ce ne sono realmente” disse mio padre. “Molte storie dicono sette, ma anche questo è dibattuto. Alcune dicono tre, altre cinque, e ne La caduta di Felior ce ne sono ben tredici: uno per ogni pontificato aturiano e uno in più per la capitale.”
“A questo posso rispondere” chiarì Ben. “Sette. Puoi attenertici con certezza. Fa parte del loro nome, in realtà. Chaen significa sette. Chaen-dian  vuol dire ‘sette di loro’. Chandrian.»
«Questo non lo sapevo» disse mio padre. «Chaen. Che lingua è? Yllico?»
«Sembra tema» suggerì mia madre.
«Hai buon orecchio» constatò Ben. «È temico, in realtà. Precede il tema di un migliaio d’anni.»
«Be’, questo semplifica le cose» sentii mio padre dire. «Vorrei avertelo chiesto un mese fa. Suppongo che tu non sappia perché fanno quel che fanno.» Potevo capire dal tono di mio padre che non si aspettava per davvero una risposta.
«È questo il vero mistero, no?» ridacchiò Ben. «Penso sia ciò che li rende più spaventosi del resto dei mostri di cui si sente parlare nelle storie. Un fantasma vuole vendetta, un demone vuole la tua anima, un uomo-storto è affamato e ha freddo. Questo li rende meno terribili. Possiamo cercare di controllare quello che comprendiamo. Ma i Chandrian giungono come un fulmine a del sereno. Pura e semplice distruzione. Senza alcun motivo.»

Personaggi

NOME POKEMON Kvothe

Kvothe by EmergE - Psicologorroico

Kvothe by EmergE

Rothfuss ama giocare con i cliché: il protagonista, Kvothe, è un eccellente Gary Stue (con le dovute motivazioni – si spera). Kvothe è intelligentissimo (tant’è che nei suoi momenti di Genio e Astuzia mi sono sentito un vero idiota), un abile suonatore di liuto, presuntuoso, con gli occhi cangianti (!), e sa rendersi abbastanza antipatico agli occhi del lettore…

[…] Ero brillante. E non soltanto brillante in modo ordinario. Ero estremamente brillante.
Da ultimo, ero fortunato. Semplicemente.

No, quell’ultima frase non mi addolcisce per niente: a volte Kvothe è troppo odioso.

Nondimeno, Kvothe è molto umano: fa cazzate come un qualsiasi ragazzo della sua età e si becca sempre le conseguenze (che non sono mai facilmente superabili/risolvibili). Proprio queste scene che mostrano tutta la sua ingenuità rendono più facile empatizzare con lui. Inoltre è cronicamente senza soldi, e la cosa si palesa sistematicamente (ed è resa molto bene, eccetto un episodio in cui tutto ciò viene meno in modo sospetto).

NOME POKEMON Abenthy

Abenthy and child Kvothe by tintaratitornin - Psicologorroico

Abenthy and child Kvothe by tintaratitornin

Abenthy è il primo maestro di Kvothe (mentre stava con gli Edema Ruth). Beccatevi ‘sta descrizione (decisamente statica).

Abenthy era il primo arcanista che avessi mai incontrato, una figura strana ed eccitante per un ragazzino. Era estremamente istruito in tutte le scienze: botanica, astronomia, psicologia, anatomia, alchimia, geologia, chimica…
Era corpulento, con occhi luccicanti che si muovevano velocemente da una cosa all’altra. Aveva una striscia di capelli neri che gli correva attorno alla nuca, ma (e questo è quello che mi ricordo di più su di lui) non aveva sopracciglia. O meglio, le aveva, ma erano in perenne stato di ricrescita, dato che se le bruciava regolarmente nel corso dei suoi esperimenti alchemici. Questa caratteristica gli dava un’aria sorpresa e interrogativa allo stesso tempo.
Parlava gentilmente, rideva spesso e non utilizzava mai la sua arguzia a scapito degli altri. Imprecava come un marinaio ubriaco che si fosse rotto una gamba, ma solo rivolgendosi ai suoi asini. Si chiamavano Alfa e Beta, e Abenthy dava loro da mangiare carote e zuccherini quando pensava che nessuno stesse guardando. Nutriva un particolare amore per la chimica, e mio padre disse che non aveva mai conosciuto nessuno che usasse l’alambicco meglio di lui

Ben a un certo punto si separa dalla compagnia, e non viene più nominato in pratica. La cosa a lungo andare sembra sospetta: perché Kvothe non pensa mai a lui? Ci sarà pure un altro personaggio a sparire del tutto nel corso della storia.

NOME POKEMON Altri personaggi

Alcuni personaggi risultano più da sfondo, funzionali alla trama: ad esempio gli amici dell’Accademia di Kvothe. Mi sono sembrati più interessanti personaggi marginali come Devi, la strozzina, e Auri, una misteriosa ragazza che vive nei sotterranei dell’Accademia. I personaggi della cornice mi hanno lasciato indifferente: Cronista (che ha una scena simpatica a inizio storia), a cui Kvothe racconta la storia, e Bast, l’aiutante di Kvothe. I maestri dell’Accademia sembrano interessanti, ma si parla poco di loro… quindi non mi espongo a riguardo.

Conclusioni

Il Nome del Vento è uno dei libri più curiosi che abbia mai letto. È particolare e inusuale: anche se sono presenti alcuni stereotipi classici del fantasy, è presente una gran quantità di trovate originali e dettagli interessanti.

Non sempre si riescono a cogliere certe dinamiche o a spiegare certe situazioni: confido che nei prossimi due libri alcuni misteri verranno risolto. In ogni caso, è un libro che consiglio caldamente.

Taylor Swift good gif - Psicologorroico

Well done, Patrick!

Voto: 9.5/10

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2 risposte a “Recensione – Il Nome del Vento di Patrick Rothfuss”

  1. Virginia dice:

    Come sai, anch’io l’ho amato e aspetto con impazienza il terzo (che vedremo in un altro mondo, mi sa 😂😂).
    Concordo sul fatto che il lato romance sia stato gestito in maniera un po’ meh… Ha tentato di fare qualcosa di diverso,nei creare una struggente storia d’amore con una misteriosa protagonista ma è risultato solo stucchevole, spesso e volentieri. Come pg femminile Auri è molto più interessante della bellissima e intelligentissima Denna 😂😂
    Kvothe poi è la dimostrazione che anche un Gary Stu, se scritto come Dio comanda, può essere interessante. Solo che rimane un Gary Stu 😂

    1. Psicologorroico dice:Autore

      Guarda, quando (e se) uscirà il terzo libro penso proprio di rileggere i primi due perché ricordo ben poco! Nonostante la storia d’amore sia molto esaltata, alla fine il Nome del Vento è bello per altri motivi (per fortuna). Concordo sulla garystuaggine di Kvothe, purtroppo bisogna accettarlo e andare avanti 😂
      Auri sicuramente è interessante! Pensi di leggere il racconto che uscito da poco sul suo personaggio? Io penso di sì, il problema è capire quando!

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