Recensione – Il custode del drago di Robin Hobb

Finalmente sono arrivato alla Quadrilogia delle Giungle della Pioggia! Ho aspettato parecchio per iniziare Il custode del drago perché, diciamocelo, Il destino dell’assassino è un libro troppo bello per non lasciarlo sedimentare un po’. Inoltre, apparentemente questi quattro libri sono i meno apprezzati dai fan; questo mi ha fatto accostare alla lettura di controvoglia. Tuttavia, Robin Hobb rimane Robin Hobb, anche quando scrive una storia meno interessante, per cui Il custode del drago non mi è dispiaciuto! PS: nella recensione darò per scontato che abbiate letto il libro, per cui è pieno di spoiler!

Scheda del libro

Titolo  Il custode del drago
Autore Robin Hobb
Data 2009
Pubblicazione italiana 2010
Editore Fanucci
Traduttore Gabriele Giorgi
Titolo originale
The Dragon Keeper
Pagine 530
Reperibilità Reperibile in cartaceo e in ebook

Trama

Vi ricordate i vecchi serpenti che hanno compiuto la migrazione, scortati da Tintaglia, da Paragon e dagli abitanti delle Giungle? Ecco, Il custode del drago è tutto incentrato su di loro. Alcune cose le sapevamo già dalla trilogia dell’Uomo Ambrato: i draghi sono malformati e incapaci di volare, e Tintaglia li abbandona per accoppiarsi con Ardighiaccio. Adesso vediamo il tutto da un punto di vista ravvicinato: i draghi sono diventati un problema, in quanto non si possono nutrire da soli e richiedono le attenzioni speciali degli esseri umani per poter sopravvivere. Allo stesso tempo i ricordi, nonostante siano frammentati, si manifestano con l’immagine di una città leggendaria: Kelsingra. È lì che i draghi si vogliono dirigere, con il supporto dei custodi, dei ragazzini assoldati dal Consiglio dei Mercanti. Il custode del drago è una sorta di introduzione per questa avventura, che presa nel suo complesso sembra la classica quest fantasy. Presa singolarmente, invece, presenta dei personaggi interessanti, che approfondirò nello specifico. Purtroppo tutte le trame convergono allo stesso punto, per cui verso la fine del libro ho avvertito un po’ di noia; inoltre la storia sembra ricalcare il formato di Borgomago: un’unica storia lunghissima e divisa per esigenze editoriali in più libri.

Personaggi

Il custode del drago presenta una narrazione in terza persona, con focalizzazione su più personaggi: non più quindi la prima persona come con Fitz. Inevitabilmente, alcuni personaggi sono più interessanti di altri: per il momento, a me sono piaciuti tutti.

flareon Sintara

Sintara è un drago azzurro, uno dei 15 draghi sopravvissuti a fronte dei 129 serpenti in migrazione per imbozzolarsi. Sintara è tra i draghi meglio sviluppati, intelligente e arrogante. Mi ha ricordato molto Tintaglia, che una volta l’ha chiamata sorellina. Grazie al punto di vista di Sintara comprendiamo meglio i draghi: purtroppo non sono riusciti a svilupparsi bene, essendo rimasti per troppo tempo dei serpenti di mare e per essere migrati nella stagione sbagliata. Nei loro ricordi ci sono tutta una serie di cose che non appartengono alla loro realtà: i draghi volano, cacciano, non danno conto a nessuno; loro non possono volare, hanno difficoltà a cacciare e sono dipendenti dagli esseri umani. Oltretutto sono stati abbandonati da Tintaglia. La logica dei draghi è molto diversa da quella umana, ed è uno degli aspetti che mi ha più affascinato nel leggere di Sintara. Per i draghi è assolutamente normale essere serviti e riveriti, esporre la loro forza in ogni circostanza, mangiare cadaveri per nutrirsi.

Nessuno aveva parlato di cosa avevano fatto, ma Sintara nutriva dei sospetti. Entrambi odoravano di sangue umano così come della carne di Gresok. Supponeva che fossero piombati sugli umani che macellavano il caduto Gresok e li avessero inclusi nel loro banchetto. Lei non ci vedeva nulla di male. Qualunque umano osasse attaccare un drago meritava di morire. E da morto di quale utilità poteva essere, a meno che qualcuno non l’avesse mangiato? Non capiva perché lasciare che un umano venisse mangiato dai vermi fosse più accettabile.

flareon Alise

Alise è a buon diritto uno dei personaggi preferiti delle Giungle: una ragazza che si dedica completamente allo studio dei draghi! Alise ritiene di non avere grandi possibilità di sposarsi, anzi, si vede come la classica zia zitella; sinceramente non capisco il perché, ma immagino che a Borgomago se non hai una buona dote e troppe lentiggini non sei un buon partito (?). Insomma, quando Hest, un uomo avvenente e carismatico, le propone un matrimonio di convenienza, lei alla fine accetta. In tal modo può dedicarsi allo studio dei draghi e disporre di varie risorse a casa, in cambio di una vita tranquilla e della possibilità di procreare. Purtroppo Hest è davvero una persona orribile, per cui il matrimonio non funziona neanche per le più basilari interazioni. Alcune scene di violenza sono un po’ difficili da sopportare, e mi hanno fatto tornare in mente il personaggio di Serilla in Borgomago.

Lei riuscì ad accoglierlo. Strinse le lenzuola: non riusciva a indursi ad abbracciarlo. Il dolore che le era stato detto di aspettarsi non fu grande come aveva temuto, ma il piacere di cui aveva sentito sussurrare e che aveva ingenuamente pregustato non arrivò mai. Non era nemmeno certa che le piacesse. Lui la cavalcò rapidamente fino a un traguardo che lei non condivise e subito dopo allontanò immediatamente il proprio corpo da lei. Il suo membro le lasciò una scia di calore e umidità contro la coscia. Alise si sentì insozzata da esso. Quando Hest ricadde sulla propria metà del letto, lei si domandò se ora si sarebbe addormentato, oppure se si sarebbe riposato e poi avrebbe ripreso la faccenda, forse stavolta in modo più rilassato.
Non fece nessuna delle due cose. Giacque lì quanto bastava per riprendere fiato, poi rotolò giù dal letto e trovò infine la soffice veste calda che era stata disposta per lui. Lei lo udì indossarla, più che vederlo, poi ci fu un breve bagliore di luce fioca dalle candele schermate nel corridoio. Quindi la porta si chiuse dietro di lui e la loro notte di nozze ebbe termine.

Alise trova la sua rivincita con la possibilità di partire per studiare i draghi: si interfaccia con una nuova realtà e si mette in gioco nonostante l’inesperienza; è uno dei motivi per cui amo questo personaggio.

«[…]Vorrei poter andare con loro e vederli sistemati sani e salvi in qualche posto più adatto. Ma non posso.» Sembrava così sconfitta che Alise si domandò se la donna Antica fosse malata. Ma poi appoggiò le mani sul ventre nell’inequivocabile gesto di una donna incinta che pone il benessere del suo bambino sopra ogni cosa nella sua vita. Era come l’ultimo pezzo di un rompicapo che andava al suo posto. Le circostanze erano perfette per lei: se non era il fato, ci andava molto vicino. «Voi non potete andare, ma io posso.» Pronunciò quelle parole senza incertezza, offrendosi e insieme cogliendo un’opportunità per sé stessa. «Sono disposta a viaggiare con loro e usare la mia conoscenza della loro razza per aiutarli in ogni modo. Non vedo l’ora di viaggiare con loro, di imparare tutto quello che posso, di osservare la loro specie e, lo ammetto, nutro la folle speranza di poter essere con loro se e quando Kelsingra verrà riscoperta. Lasciate andare me.»

Alise dà parecchie soddisfazioni, spero che il suo personaggio continui ad evolversi nel corso della serie! Inoltre mi piace molto nella sua interazione con il capitano della nave Leftrin (che ha dei capitoli a lui dedicati, tuttavia per il momento mi sembra non ci siamo molto da dire a riguardo).

flareon Thymara

Strinse i denti in uno strano sorriso e sollevò la mano verso di lui. «Non noti niente?» Lui si sporse più vicino ed esaminò la sua mano.
«Ti sei rotta uno dei tuoi artigli?» Thymara soffocò una risata e all’improvviso capì qualcosa su di lui che non aveva mai compreso prima. Si era comportato in modo amichevole verso di lei perché davvero non lo sapeva.
«Tats, quello che avresti dovuto notare è che ho degli artigli. Non unghie. Artigli come un rospo. O una lucertola.» Li affondò nel ramo e li ritrasse, lasciando quattro strisce di corteccia lacerata. «Gli artigli mi rendono ciò che sono.»
«Ho visto molta gente delle Giungle della Pioggia con artigli.»
Lei lo fissò. Poi disse: «No. Tu hai visto molta gente con unghie nere. Spesse, magari. Ma non artigli. Perché quando un bambino nasce con artigli al posto delle unghie, i genitori e la levatrice sanno cosa devono fare. E lo fanno.» Tats si issò sul ramo più vicino a lei.
«Fanno cosa?» chiese con voce roca. Lei distolse lo sguardo dai suoi occhi fissi, dirigendolo verso i rami intrecciati che creavano un reticolo nella notte.
«Se ne sbarazzano. Lo mettono da qualche parte, lontano da dove va la gente. E lo lasciano lì.»
«A morire?» Era sbigottito.
«Sì, a morire. O a essere mangiato da qualcosa, un gatto arboricolo o un grosso serpente.»

Thymara è una ragazza delle Giungle i cui segni draconici sono molto evidenti, a tal punto che i genitori avevano deciso di “lasciarla alla foresta” (aka lasciarla morire da neonata). Il padre tuttavia decide di riprenderla con sé ed allevarla nonostante tutto. Chi fin da piccolo manifesta segni da rettile (cresta, artigli, protuberanze) ha un’aspettativa di vita minore ed è soggetto a varie patologie. Probabilmente il rovescio di vivere così a contatto con le Giungle senza però la presenza dei draghi. Thymara credo sia il personaggio meno preferito: a me non dispiace, ma posso capire perché susciti antipatia. È una ragazza adolescente e in quanto tale vive ed interpreta la realtà in un’ottica specifica, dando un po’ la tinta YA a Il custode del drago. In realtà sono tutti adolescenti i custodi, ma essendo lei il punto di vista è da lei che filtriamo amicizie, scontri, innamoramenti e così via. Thymara decide infatti di darsi una possibilità mettendosi in viaggio con i draghi, un viaggio assurdo e senza certezze, ma che potrebbe permetterle di scrivere la propria storia con le proprie regole.

flareon Sedric

Eccoci qua con una relazione omosessuale all’interno dei libri di Robin Hobb! Avevo sgamato che Sedric e Hest fossero amanti sin da subito (in particolare, c’è un dialogo in cui Alise accusa Hest di averlo tradito, davanti a Sedric… e loro si difendono sottolineando il fatto che Hest non ha nessun’altra donna nella sua vita).

Ho mai mostrato interesse, qui a Borgomago o nei nostri viaggi di affari, per qualche donna?»
La voce di Sedric si era fatta un po’ più forte. «No. Mai.»
«Ecco. Vedi.» Hest si sporse in avanti per servirsi una fetta di pane fruttato. «Le tue accuse infamanti non hanno alcun fondamento.»
«Sedric?» Lei lo stava quasi implorando. Era stata così sicura. «Mi stai dicendo la verità?»
Sedric fece un respiro affannoso. «Non ci sono altre donne nella vita di Hest, Alise. Non ce ne sono affatto.»

Considerando la tipologia di società di Borgomago, non meraviglia che Hest abbia dovuto sposarsi per mantenere una certa reputazione per la famiglia e che viva la sua relazione con Sedric in modo clandestino. Quale sia la natura del loro rapporto, al momento non è dato saperlo. Posso immaginare che Sedric sia molto innamorato, mentre Hest… beh, non è una persona affidabile nei sentimenti. Vedremo in futuro cosa succederà. Già in passato Robin Hobb ha inserito personaggi del mondo lgbt: il Matto potrebbe essere una figura emblematica in tal senso. Sedric, in ogni caso, viene costretto da Hest ad imbarcarsi nell’avventura con Alise, per tenerla d’occhio. Sedric vuole approfittare di questo viaggio (che non avrebbe mai voluto fare) per raccogliere parti di drago da rivendere: è risaputo che l’Alto Duca di Chalced è gravemente malato e offre ricche ricompense per i rimedi draconici. Un personaggio che mi riservo di valutare in seguito.

flareon Ritorno al passato

Infine, accenno al fatto che alcuni dei vecchi personaggi tornano per una piccola comparsa! Mi riferisco nello specifico ad Althea, Brashen e Paragon, che adoravo, e a Malta l’Antica. Per chi ha amato Borgomago (e io ho amato quella trilogia) è stato un momento molto nostalgico, per quanto breve. Althea e Brashen hanno un figlio che cresce bene sulla nave, Paragon è sempre un po’ cupo, e Malta… avrei voluto vedere di più di Malta, proprio perché è cambiata così tanto e sembra in dolce attesa. Chissà come vivono gli Antichi, adesso? Spero ci saranno altre notizie in futuro!

Worldbuilding

Ah, Robin Hobb, quanto sei brava nel creare il tuo mondo! Non posso che rimanere meravigliato di fronte l’accuratezza di questa autrice rispetto ai dettagli più minuziosi della cultura e della società! In particolare, scopriamo qualcosa in più sia su Borgomago, sia sulle Giungle della Pioggia. Un esempio è il contratto di matrimonio, incredibilmente lungo e dettagliato!

Non c’era nulla di romantico in queste parole scritte. Alise lesse ad alta voce che, nel caso di morte prematura di Hest prima che generasse un figlio, lei avrebbe rinunciato a qualunque pretesa sulle sue proprietà in favore di suo cugino. Hest controbatté leggendo e poi firmando la clausola che stabiliva che alla sua vedova sarebbe stata concessa una residenza privata per sé stessa sulla terra della sua famiglia. Nel caso in cui Alise fosse morta senza partorire un erede, il piccolo vigneto che era la sua unica dote sarebbe tornato alla sua sorella più piccola. C’erano promesse consuete che ci si attendeva in ogni contratto nuziale di Borgomago. Una volta sposati, entrambi avrebbero avuto voce in capitolo nelle decisioni finanziarie domestiche. L’ammontare delle indennità personali di ciascuno di loro veniva concordato, e venivano prese disposizioni per aumentarle o diminuirle nel caso in cui le loro fortune avessero prosperato o fossero scemate. Ognuno acconsentiva a essere fedele all’altro e attestava che nessuno dei due avesse già avuto un figlio. Alise aveva richiesto la vecchia forma di accordo nella quale il primogenito, di qualunque sesso, sarebbe stato riconosciuto come erede diretto. La rincuorava il fatto che Hest non avesse affatto obiettato, e quando poi lesse ad alta voce la clausola su cui lei aveva insistito, che le fosse permesso di recarsi alle Giungle della Pioggia per continuare il suo studio dei draghi, a una data da concordarsi in futuro, lui vergò il proprio nome con uno svolazzo. Alise represse lacrime di gioia, non volendo che colassero e lasciassero delle scie sul suo volto incipriato. Cos’aveva fatto per meritare un uomo del genere? Giurò di essere degna della sua generosità. Le clausole del contratto erano precise, non vaghe, e riconoscevano che nessun matrimonio era perfetto. Veniva delineata un’interminabile serie di termini. Ogni dettaglio era preso in considerazione: nulla era troppo intimo per essere menzionato. Se Hest avesse generato un figlio fuori dal talamo nuziale, tale figlio non avrebbe avuto alcun diritto di ereditare, e Alise, se avesse voluto, avrebbe potuto porre subito termine al loro accordo matrimoniale, appropriandosi al contempo del quindici percento del patrimonio corrente di Hest. Se Alise fosse stata scoperta a commettere un’infedeltà, Hest non solo avrebbe potuto cacciarla di casa, ma avrebbe potuto mettere in discussione la paternità di qualunque figlio nato dopo la data della trasgressione; tali figli sarebbero stati affidati alla responsabilità finanziaria del padre di Alise. La lettura proseguì. C’erano clausole secondo le quali potevano terminare il loro accordo di mutuo assenso e condizioni su trasgressioni che avrebbero reso il contratto nullo e invalido. Ciascuna doveva essere letta ad alta voce e firmata da entrambi. Non era insolito che quel procedimento durasse ore. Ma Hest non ne aveva la minima intenzione. A ogni frase che leggeva, aumentava la velocità: era ansioso di finire questa parte della cerimonia. Alise si ritrovò a imitarlo, e adeguò la velocità delle proprie parole alla sua. Alcuni degli ospiti sulle prime parvero offesi. Poi, nel notare le guance rosse di Alise e il sorriso astuto che di tanto in tanto attraversava il volto di Hest, anche loro iniziarono a sorridere. In un tempo notevolmente breve, raggiunsero la fine del tavolo. Alise era senza fiato mentre farfugliava l’ultima clausola della sua famiglia. Enunciò la condizione finale ad alta voce, quella di rito. «Riserverò me stessa, il mio corpo e il mio affetto, il mio cuore e la mia lealtà, soltanto per te.» Mentre lo ripeteva, le parve ridondante, dopo tutte le promesse che si erano già scambiati a vicenda. Firmarono.

Per quanto riguarda i draghi: non era per niente scontato che l’autrice si inventasse questa razza in modo così originale. Rumori, odori, sensazioni fisiche: tutto quanto viene descritto, dalla puzza degli escrementi ai parassiti che si infilano sulle narici. Questi draghi sono così verosimili da sembrare reali ai nostri occhi! Oltretutto per la prima volta vediamo draghi interagire tra di loro, e anche questo è affascinante (soprattutto considerando la discrepanza fra ciò che sono e ciò che erano).

Conclusioni

Il custode del drago è un buon inizio ad una saga che mi sembra distaccata da quella originale. Il mondo è lo stesso, ma l’avverto come un’avventura a parte, come se fosse un’extra o un bonus. Per il momento posso dire di essere soddisfatto, anche perché l’ho letto in pochissimo tempo! Pensavo mooolto peggio. Vediamo come sarà il prossimo!

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