Recensione – La città dei draghi di Robin Hobb

La città dei draghi, il terzo libro della Quadrilogia delle Giungle della Pioggia, è il libro che ho apprezzato di più sui draghi. Inizia leggermente a rilento, per poi riprendersi del tutto e farsi divorare verso la fine. La novità più interessante è l’introduzione di nuovi punti di vista, che distolgono un po’ l’attenzione da Kelsingra (e per fortuna direi, non ne potevo più delle zuffe tra draghi!). Disclaimer: come al solito per gli articoli su Robin Hobb, anche questo è pensato per chi ha già letto il libro, per cui gli spoiler non saranno nascosti!

Scheda del libro

Titolo  La città dei draghi
Autore Robin Hobb
Data 2012
Pubblicazione italiana 2012
Editore Fanucci
Traduttore Gabriele Giorgi
Titolo originale
City of Dragons
Pagine 416
Reperibilità Reperibile in cartaceo e in ebook

flareon Il duca di Chalced

Il primo capitolo riguarda un punto di vista nuovo e molto interessante: il duca di Chalced, questo personaggio tirannico che ha messo in ginocchio il suo stato pur di ottenere una cura a base di pezzi di drago. Robin Hobb ci ha abituato a questi regnanti potenti ed egoisti, e in tal senso ho trovato un po’ ridondante questo aspetto; tuttavia, alcuni risolvi possono rivelarsi interessanti. Il Duca in questione, tremendo al pari di Regal, ha fatto in modo che molti dei suoi ambiziosi figli morissero, e al momento si trova senza eredi, se non si considera l’unica figlia ancora in vita: Chassim. Ebbene, Chassim vuole organizzare una rivolta; il duca lo scopre tramite le sue poesie.

. «Avete letto le sue poesie?» «Le sue poesie?» Ora si sentiva insultato. «No. Struggimenti da ragazzina perché un uomo attraente strisci davanti al suo fascino, suppongo, oppure riflessioni su un colibrì che si libra accanto a un fiore. Meditazioni su amore e margherite, tutto fatto in pennellate blu e decorato con mazzetti di fiori e edera. Non ho tempo per certe cose.» «No. Le sue poesie sono più come una chiamata alle armi. Un invito alle donne di Chalced a radunarsi e insorgere, per aiutarla a ereditare il vostro trono in modo che lei possa sollevare le altre donne alla condizione che un tempo detenevano. È roba ardente, mio signore, più adatta a un fanatico al mercato che a una donna che conduce una vita tranquilla e reclusa.» Per un po’ di tempo, il duca guardò l’altro uomo in silenzio. Ma il volto del suo cancelliere rimase grave. Era serissimo. «Donne che insorgono… sciocchezze!»

Se a Borgomago le donne hanno lo stesso potere degli uomini, così non è a Chalced, come si può notare dalla reazione svalutante del Duca. Sono proprio curioso di come si svilupperà questa trama nel libro successivo. In ogni caso, il Duca sta cercando con tutti i suoi mezzi a disposizione di ottenere parti di drago, sia attaccando Tintaglia e Ardighiaccio in volo, sia assoldando uomini per corrompere il consiglio di Cassarick. Le azioni di Chalced influenzano pesantemente la trama de La città dei draghi, soprattutto in relazione alla missione per Kelsingra.

flareon La città dei draghi

Kelsingra è una città costruita dagli Antichi a misura di drago. La pietra nera, che custodisce i ricordi, permette di rivivere il passato della città: ne sa qualcosa Fitz con le sue esplorazioni. Tuttavia, quel dolce ricordo può essere come una droga: nelle Giungle si parla di “affogare nei ricordi”, un’esperienza di alienazione e distacco dalla vita reale, che ha subito tra gli altri il padre di Reyn. Tuttavia, quello che potrebbe essere un pericoloso rischio per gli uomini, così non è per gli Antichi: tali ricordi non causano dipendenza, bensì sono modi per richiamare alla mente le usanze di quel popolo scomparso. Con l’arrivo di Sintara, la città magicamente si risveglia, illuminandosi a giorno e riempendo le vasche di un’acqua bollente che permette ai draghi di crescere più forti. Anche Tymara subisce questa trasformazione, il cui esito ancora è sconosciuto. Ho apprezzato moltissimo questa scoperta sugli Antichi: sappiamo così poco di questo popolo!

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flareon Malta

Per chi ha amato Borgomago, ci sono dei capitoli dal punto di vista di Malta! Sono un fan di questa donna Vestrit sin da quando era una bambina capricciosa che non desiderava altro che partecipare al Ballo. Malta adesso è un’Antica, felicemente sposata con Reyn, e aspetta un bambino. Purtroppo devo dire che c’è una scena molto forzata che la riguarda: quando il capitano Leftrin torna a Cassarick, lei e il marito assistono alla sua discussione presso il Consiglio dei Mercanti. Finita la riunione, Reyn accompagna Malta a casa ma si interrompe a metà, su richiesta di Malta, per andare ad inseguire il capitano e farlo parlare con la moglie. Quindi Malta si ritrova da sola a cercare la stanza in affito, sotto la pioggia, col buio, in una città che non conosce, incinta! Questa cosa è assurda, e ovviamente è funzionale alla trama: Malta viene rapita da un uomo di Chalced che vuole ucciderla per donare le sue scaglie al Duca. In una stanza lurida di un bordello, Malta partorisce suo figlio da sola senza far rumore (!), uccide uno dei due chalcediani e poi scappa fino alla nave ormeggiata. Ora, tutto questo pezzo l’ho trovato parecchio forzato, ma a Robin Hobb glielo perdono, anche solo per la scena che mi ha commosso subito dopo:

Allungò una mano verso la murata della nave vivente e cercò di trascinarsi a bordo. Ma la nave galleggiava alta sull’acqua. Aggrappandosi al parapetto con una mano insanguinata, lottò per trovare la forza di tirare sé stessa e il suo bambino fino alla salvezza. «Aiutatemi!» urlò di nuovo, la sua voce che si indeboliva. «Per favore. Tarman, aiutami, aiuta il mio bambino!» Una voce interrogò un’altra all’interno della cabina della nave. L’avevano sentita? Nessuna porta si aprì, nessuna voce le rispose. «Vi prego, aiutatemi» implorò disperata. Poi un impeto di consapevolezza dal vascello si riversò caldo attraverso di lei. Figlia di una famiglia di Mercanti e a conoscenza di cosa erano in grado di fare le navi viventi, lei sapeva di cosa si trattava. E sapeva che era un tocco che di solito era riservato ai familiari. Era gradito e portava forza con sé. Io ti aiuterò. Lui è un bambino della mia famiglia. Dallo a me. Il pensiero pulsò attraverso di lei, chiaro come se le parole fossero state pronunciate ad alta voce. «Per favore» disse lei. «Prendilo.» Suo figlio infagottato divenne un’offerta di fiducia e fratellanza mentre lo faceva scivolare oltre la murata e lo abbassava con delicatezza sul ponte di Tarman. Ora il suo bambino era fuori dalla sua vista e dalla sua portata, eppure, per la prima volta da quando lo aveva partorito, sentì che era anche fuori pericolo. La forza della nave fluì attraverso di lei.

Non piangevo da un po’ con Robin Hobb, ed ecco qui a ripensare alle navi viventi, a Borgomago, a Malta che ha appena partorito un cucciolo scaglioso… che non può sopravvivere se non grazie a un drago. Tintaglia, spicciati a tornare dai tuoi Antichi!

flareon I draghetti son cresciuti

Quei draghi malformi e tenuti rinchiusi come un gregge sono diventati grandi e forti: alcuni di loro hanno imparato a volare e a procurarsi il cibo da soli. Tuttavia, il loro carattere è parecchio influenzato dai ricordi condivisi dei draghi: a rifletterci bene, i draghi non hanno la possibilità di sviluppare una personalità vera e propria.

Il suo stomaco si serrò di nuovo. Dov’era la ragazza? Con riluttanza, dato che non si addiceva a un drago cercare un umano, tantomeno ammettere che aveva bisogno del suo aiuto, si protese per toccare la mente di Thymara. E non la trovò. Se n’era andata. Quello che la sconcertò non fu solo che la ragazza se ne fosse andata, ma l’intensità del proprio disappunto. Andata. Thymara se n’era andata.

***

Sintara disprezzava quel minuscolo scampolo di gratitudine che provava per quello. Come emozione, la gratitudine era sia insolita che imbarazzante, qualcosa che per un drago era inappropriato provare, in particolare verso un umano. La gratitudine implicava un debito. Ma in che modo un drago poteva essere indebitato con un umano? Tanto valeva essere indebitato con un piccione. O con un pezzo di carne.

I ricordi dei draghi rimandano a creature altezzose, presuntuose, che intrattengono rapporti con gli altri esseri viventi in funzione della loro utilità: non c’è spazio per altri sentimenti. Forse l’unica che mostra un carattere distintivo è Heeby, che però viene giudicata lenta e tarda. Insomma, mi viene da pensare che questa eredità condivisa sia da un lato una risorsa, da un lato un fardello pesante che impedisce un adattamento differente. Come sarebbero andate diversamente le cose se i draghi fossero stati più gentili e collaboranti? Probabilmente una via di sviluppo più prevedibile. Nel complesso preferisco la soluzione scelta da Robin Hobb, ma rimango dell’idea che i draghi siano un po’ condannati nel loro sviluppo a causa di quei ricordi tanto preziosi per la specie.

flareon Hest

Probabilmente il personaggio più irritante e fastidioso creato da Robin Hobb e dotato di un punto di vista è Hest Finbok. Più di Sintara e Kyle, oh sì! Almeno Kyle, nella sua prospettiva distorta, era convinto di fare qualcosa di positivo per la famiglia. Hest invece è più arrogante dei draghi e più subdolo di Kyle: trova diletto nell’umiliare gli altri, nel possedere un controllo della situazione e nel rigirare ogni circostanza a suo favore. Disprezza in modo assoluto Alise ed è incredibilmente paranoico:

«Basta!» Di nuovo il dannato Sedric! Era stanco di pensare a quell’uomo. Sedric era scappato via e aveva lasciato i fili di un accordo commerciale da sbrogliare? Quello non era da lui. Era molto più attento ai dettagli e agli accordi di chiunque Hest avesse mai conosciuto. Ma d’altro canto non era nemmeno da quella piccola sanguisuga restare lontano così a lungo dagli agi e dalla ricchezza. A meno che questo non facesse parte di qualche altro ignoto complotto contro Hest. Quello era un pensiero davvero inquietante. Sedric e Alise erano stati amici fin dalla fanciullezza. Forse i due avevano collaborato in qualche piano per rubare dei contratti commerciali a Hest? Era quello il motivo per cui erano scomparsi e non erano tornati? In cosa potevano commerciare quei due?

Finché le persone gli sono in qualche modo utili, Hest è felice e soddisfatto. Altrimenti, vanno rimosse completamente.

Quel viscido Chalcediano gli aveva riportato alla mente il suo ex compagno proprio quando Hest era riuscito a bandirlo dai suoi pensieri. Sarebbe stato un sollievo, un grande sollievo avere Sedric al suo fianco, pensò, poi si corresse in Sedric com’era una volta. Non il Sedric che aveva discusso con lui e lo aveva sfidato, fino al punto di provocare la sua collera e costringere Hest a mandarlo via in quello stupido viaggio. Il Sedric docile e adorante, il Sedric che era sempre a sua disposizione, competente, calmo, perfino intelligente.

Hest farà una brutta fine come accadde con Kyle? O avrà modo di aprire gli occhi e redimersi in qualche modo? Dubito la possa fare franca, considerando quanto è invischiato nella storia. Ne sapremo di più nel prossimo libro.

flareon Tutte le strade portano a Kelsingra

Un aspetto che può piacere o non piacere riguarda il convergere di tutte le sottotrame alla città dei draghi. Un aspetto già visto con la trilogia di Borgomago, ma in quel caso la situazione non era così scontata. Con la Quadrilogia è evidente sin da subito, in particolare nei primi due libri, ma anche ne La città dei draghi. Per fortuna i punti di vista sono più variegati in questo libro, nonostante non mi aspettassi che perfino Hest si dirigesse verso Kelsingra! Sono felice tuttavia che anche Malta, Reyn e Tintaglia si stiano dirigendo lì.

Conclusione

La città dei draghi è appassionante nonostante alcuni momenti un po’ ridondanti; è più breve dei libri precedenti e si fa leggere facilmente, soprattutto dalla seconda metà in poi. L’ambientazione è molto esotica e originale, i personaggi sono ben caratterizzati (anche Thymara mi è piaciuta, stranamente!) e lo stile è il solito stile a cui siamo abituati con Robin Hobb. Una volta concluso il libro successivo, potrò finalmente dedicarmi alla trilogia finale!

 

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